La situazione sul fronte gas in Europa peggiora di giorno in giorno. Eppure, chi dovrebbe, pare non curarsene. A livello nazionale, europeo, degli altri paesi europei. Vane e vaghe le proposte sul coordinamento degli stoccaggi. Assurda e paradossale quella di bandire i contratti lungo termine: mentre paghiamo carissima la scarsità di gas, la Commissione si preoccupa che non ne arrivi troppo e troppo a lungo. 4 interventi consentirebbero di incidere in tempi brevi. In particolare, se presi in carico e comunicati direttamente dal Premier Draghi.

Spiace dover tornare dopo pochi giorni (si veda Metano: è il momento per Draghi di prendere il toro per le corna del 14 dicembre) sul tema dei prezzi del metano (e di quelli collegati dell’elettricità) ma la situazione peggiora di giorno in giorno senza che nulla venga fatto, senza che i media se ne occupino minimamente, per non parlare dell’Autorità di regolazione che nulla propone per fronteggiare una situazione vieppiù drammatica con misure di una qualche efficacia.

In soli cinque giorni di transazioni nella piattaforma nazionale PSV i prezzi spot del gas sono aumentati del 35% passando da 34 a circa 46 doll/Mil.Btu. sospinti dalle medesime ragioni: timori di un abbassarsi delle temperature, bassi livelli delle scorte, forniture dalla Russia inferiori al previsto. Se sulla prima ragione nulla può farsi, altrettanto non può dirsi sulle altre. A livello nazionale, europeo, degli altri paesi europei, Germania in testa.

Preoccupa, spiace dirlo, anche la lettura che della crisi ha dato il premier Mario Draghi nell’intervento alla Camera del 15 dicembre. Sostenendo che:

  • la crisi ha natura congiunturale (mentre vi concorrono ragioni strutturali di non breve periodo come ho dimostrato in diversi post su questo blog e nel mio articolo sull’ultimo numero di ENERGIA);
  • che concorrono al rialzo dei prezzi non meglio precisati ‘colli di bottiglia’ da rimuovere;
  • che un coordinamento degli stoccaggi a livello europeo migliorerebbe la situazione.

Prima ancora che coordinare gli stoccaggi sarebbe urgente ricostituirli. Il tasso di riempimento degli stoccaggi a livello europei era ieri, secondo Gas Infrastructure Europe, del 62% contro l’81% di un anno fa. Senza che nessuno a Bruxelles intervenga per incrementarli.

Prima ancora che coordinare gli stoccaggi sarebbe urgente ricostituirli

Fonte: Gas Infrastructure Europe

E per quanto riguarda il nostro Paese potrebbero ben essere utili maggiori estrazioni del gas di cui disponiamo ma che testardamente ci rifiutiamo di fare per non irritare il movimento No-Triv. Quasi che i loro interessi dovessero prevalere su quelli generali del Paese.

Coordinare le scorte richiede poi un minimo di solidarietà tra i paesi europei che in passato non si è mai manifestata, con paesi dell’Unione che dovettero razionare le forniture in inverni gelidi.

L’idea poi di accomunare gli acquisti di metano denota solo una assoluta ignoranza sui meccanismi contrattuali, sulle responsabilità giuridiche che ne derivano, sulla assoluta indisponibilità dei venditori a sottoscrivere contratti di tal tipo.

Ancor più paradossale e assurda è poi l’opposizione della Commissione, nelle parole del commissario all’energia Kadri Simson, a sottoscrivere contratti a lunghissima scadenza per “evitare effetti di lock-in del gas naturale” che resta pur sempre, ha dichiarato, una fonte fossile. Quasi non dispiacendosi che oggi non se ne usi.

Mentre paghiamo carissima la scarsità di gas, la Commissione si preoccupa che non ne arrivi troppo e troppo a lungo

Insomma ne paghiamo carissima la scarsità mentre chi dovrebbe governare l’energia a livello europeo si preoccupa che non ne arrivi troppo e troppo a lungo. Quasi non lo si usasse perché abbisogna. Difficile anche trovare le parole per commentare.

Qualche giorno fa indicammo alcuni interventi a breve che potrebbero, il condizionale è d’obbligo, sortire un qualche positivo risultato. Li ripetiamo integrandoli con altri, sperando se ne tenga conto:

  1. modifica da parte dell’Autorità di regolazione dei criteri di fissazione dei prezzi finali del metano, oggi interamente ancorati alle quotazioni spot, reintroducendo riferimenti, anche parziali, ai contratti a lungo termine, che oggi quotano meno di 10 doll/Mil.Btu contro i 46 di cui si è detto
  2. intervenire sulla Commissione perché esprima l’intenzione di avviare un percorso diplomatico con Mosca per venire a capo del contenzioso sulle sue forniture di metano;
  3. idem perché la Commissione riconosca al metano le virtù della sostenibilità nei criteri sulla tassonomia che va deliberando;
  4. intervenire sul nuovo governo tedesco perché manifesti l’intenzione di accelerare il processo di autorizzazione all’entrata in esercizio del gasdotto Nord Stream2.

Opportuno l’intervento di Draghi

Dato il prestigio internazionale di Mario Draghi questi interventi, se adeguatamente comunicati, sortirebbero effetti positivi sul corso dei prezzi spot del metano.

È necessario che il nostro Premier anche in questa vicenda prenda il ‘toro per le corna’ e superi l’apatia generale con cui la si sta affrontando.

 

Fonte: rivistaenergia.it